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31 dicembre 1999

Stamattina il sole splende, anche se l’aria è particolarmente fredda (non avrei mai creduto di dovermi coprire tanto in Africa !). Possiamo così percorrere in bici la bella strada di 24 km. che, costeggiando lo Chott El Djerid, sale con dolci ondulazioni fino all’oasi di Nefta. Karl ci segue ed assiste con il camper.

Nepal, il cagnolino dal lungo pelo dei Bergozza, riscuote un incredibile successo con i bambini del paese, che gli si accalcano intorno, lo accarezzano, lo strapazzano, contraccambiati entusiasticamente.

Nepal, oltre che dai cuccioli umani, è irresistibilmente attratto dagli animali, per lui quasi tutti sconosciuti, che incontriamo : asinelli, cavalli, cammelli, papere. Qualche problema con i gatti.

Ci inoltriamo tra le palme ammirando l’ingegnoso sistema di canali che irriga le piantagioni, poi attraversiamo la città vecchia per tornare al camper.

Nel pomeriggio è di prammatica un’altra puntata all’hammam per farsi belli in vista della serata. Teresiano ed io chiediamo anche il massaggio : gli addetti ci fanno stendere su di un rialzo piastrellato, ci strigliano e stiracchiano vigorosamente. Ahi ! una manipolazione troppo rude provoca danni al ginocchio di Teresiano: gli farà male per il resto della vacanza !

Karl ha arrangiato le cose per il meglio : è in programma una cena con spettacolo folkloristico all’hotel Dar Chaouar, seguito da un trasferimento ad una vicina oasi per il grande concerto di fine d’anno con la cantante americana Gloria Gaynor e l’algerino Cheb Mamy, star popolarissima nel mondo arabo. Ceniamo insieme a diversi turisti occidentali, fra cui qualche italiano, servendoci a sazietà al ricco buffet.

Lo spettacolo di musica e danza è piacevole, anche i commensali vengono chiamati a esibirsi. Poi arriva una danzatrice del ventre, tracagnotta e cicciottella, ma che si muove bene. Chiama me ed un altro infelice ad ancheggiare con lei.

Svelti, svelti, è ora di andare al concerto ! -ci sollecitano.

Un pullmino ci trasporta al palmeto dove sta per iniziare il concerto, ma la polizia ci vieta l’ingresso: non abbiamo alcun biglietto d’entrata, solo una garanzia verbale da parte della direzione dell’hotel del nostro diritto ad assistere al concerto compreso nel forfait pagato.

Insieme ad un gruppetto di altri clienti scornati e infuriati torniamo all’albergo, ma i Bergozza, vista la piega presa dalla serata, preferiscono rientrare "chez eux" (hanno lasciato solo Nepal, e questo ha il suo peso).

Il direttore del Dar Chaouar ci assicura che tutto verrà chiarito in men che non si dica, fa le viste di telefonare di qua e di là, intanto siamo qui ad attendere nella hall mentre il tempo passa e la situazione ristagna. Transita una giovane cameriera, tracagnotta e cicciottella.... ma quella non è la danzatrice del ventre di poc’anzi ? Finalmente, mancano 20 minuti a mezzanotte, ci dicono che è tutto a posto : possiamo andare tranquillamente, che saremo fatti entrare....

Saliamo sull’auto di un architetto di Strasburgo e consorte, alquanto adirati, portando con noi, quasi in ostaggio, un rappresentante dell’albergo dall’aria preoccupata e livida, e via...

Coda ! Accidenti, e io che mi ero immagianto un fine d’anno/secolo/millennio esotico sotto le stelle ! L’ora "0" ci coglie incolonnati in una fila d’auto che si muove a passo d’uomo verso il luogo del concerto.

Ziegler estrae dalla sua sacca etabetesca una bottiglia di vino bianco, che tocca al tunisino, e due bottiglie di champagne, una ai francesi, una per noi. L’uomo è pieno di risorse ! Tiriamo il collo alla vedova, ed è FESTA ! Arriviamo all’oasi correndo, sbevazzando, porgendo la bottiglia a tutti, dimentichi degli intoppi precedenti.

Ormai la polizia non ferma neanche più la folla che affluisce al concerto; Gloria Gaynor, su un palco che riproduce un’antica porta d’oasi, ha già iniziato a cantare con la classe di una grande professionista, tutti ballano al ritmo del suo swing.

C’è la televisione, c’è tutto il mondo ad agitarsi lì sotto: turisti europei, sauditi, bianchi, neri, asiatici, ragazze di Tunisi in vacanza, ragazze di Cagliari, americane, tedesche...

Dopo Gloria è la volta di Cheb Mamy. Ai nostri orecchi occidentali è un po’ meno trascinante, ma gli arabi vanno in estasi.

Verso le tre del nuovo anno/secolo/millennio, sotto un fenomenale manto di stelle, torniamo, esausti e infreddoliti ma ancora euforici, ai nostri meritati giacigli.

1 gennaio 2000

Sono le 8,24 quando riapro gli occhi nel primo mattino della nuova era, e il sole splende, uguale a quello di ieri. Anche il caffè ha lo stesso impagabile sapore, come tutte le mattine.

L’aroma induce Karl (come ogni mattino) ad emergere dal cumulo di coperte, sacco a pelo e cuscino sotto cui sta sepolto e ad avviarsi verso un lento ma ineluttabile risveglio.

A metà mattina si parte. Arrivederci Tozeur ! Mi sono trovato bene qui e ci tornerò appena possibile.

Attraverso la lunga strada rialzata che corre diritta attraverso lo Chott El Djerid arriviamo a Douz a pomeriggio inoltrato. Ci sistemiamo nel camping ai margini del paese, gestito da un italiano e frequentatissimo da italiani, tedeschi, svizzeri e francesi.Motociclette, camper, fuoristrada anche qui.

Bighelloniamo per il paese all’ora del muezzin, ci spingiamo verso ovest sulla strada che attraversa il palmeto. L’aria è pungente; il tramonto, un ennesimo trionfo di rosa e oro.

Douz ha una bella piazza porticata dove al mattino si tiene il mercato, ma ora, all’imbrunire, è deserta. Gli abitanti sono intenti a interrompere il digiuno nelle loro case, Karl ed io attendiamo i nostri compagni di viaggio per cenare insieme in un ristorantino.

2 gennaio 2000

Ore 9. Lasciamo Douz, passando per Zaafrane e Kebili. Facciamo rifornimento e decidiamo di

raggiungere Matamata percorrendo una pista non asfaltata indicata sulla carta stradale, ma che a tutta prima non riusciamo a trovare. Ci viene detto di seguire l’indicazione per Bezma, e che il percorso è perfettamente agibile per i nostri mezzi. Il fondo stradale presenta in effetti solo alcuni punti problematici, per il resto, pur procedendo lentamente, non abbiamo particolari difficoltà.

Il paesaggio è molto suggestivo : una pianura punteggiata da radi cespugli, qualche cammello, una catena di montagne dalla cima piatta e squadrata a nord.

Dopo un paio d’ore, ci fermiamo per pranzare. Vicky provvede a preparare la pasta per tutti, mentre umani e cani ci sgranchiamo le gambe.

Terminato il pasto, Karl dopo aver ponderato la situazione ci chiede di tornare indietro : il fatto che sul percorso non abbiamo mai incontrato un solo altro veicolo suggerisce il fatto che ad un certo punto la pista sia interrotta, e che comunque sia rischioso andare avanti. E’ una decisione sensata alla quale nessuno obietta.

Su una veloce strada asfaltata andiamo verso Gabes, verso ovest. Stavolta la bella catena di montagne ci accompagna alla nostra destra.

A El Hamma, poco prima di Gabes, c’è un’indicazione per Matmata. E’ un’altra pista sterrata di 35 km., ma sappiamo con vertezza che non vi saranno ostacoli.

Arriviamo a Matmata che è buio, ceniamo e prendiamo accordi con una guida per visitare, domani, le case trogloditiche.

3 gennaio 2000

Ci svegliamo nel bel mezzo di un mercato. Bancarelle di merci varie ci circondano, ma nessuno ci ha disturbato durante l’allestimento dei banchetti. Meno male che non abbiamo parcheggiato nella piazza del mercato vera e propria, altrimenti uscire sarebbe stato un bel problema !

La nostra guida, un giovane dall’aria sveglia, ci conduce, prima che arrivino frotte di turisti, alle case trogloditiche berbere: uno scavo circolare nel terreno costituisce una specie di ampio spiazzo nelle cui pareti si aprono torno, torno varie stanze a diversi livelli e funzioni, in grado di mantenere una temperatura relativamente fresca in estate e calda in inverno, come possiamo constatare di persona.

Quella che visitiamo è un museo, con la ricostruzione dei diversi ambienti con i loro arredi, ma alcune di queste case sono tuttora abitate.

Al piano terra, in una stanza scarsamente illuminata, alcune giovani donne fabbricano tappeti.

L’albergo nel quale sono state ambientate alcune scene di "Star wars" è stato ricavato in una di queste abitazioni, come il ristorante al quale è collegato. Alle pareti, foto degli attori durante la lavorazione del film.

Verso El Djem.

Ormai siamo in prossimità della costa, si avverte il respiro del mare.

Impieghiamo ad attraversare Sfax più tempo di quanto avremmo pensato. Comunque, poco prima delle 17 siamo ai piedi dell’anfiteatro, improbabile Colosseo senza Roma, contornato invece da un piccolo gregge di bianche e basse case arabe. Pioviggina; giriamo intorno all’edificio, approcciati dai venditori di souvenir che non hanno altri turisti a disposizione.

Altri 42 km., e prima delle 19 siamo a Mahdia. Parcheggiamo davanti al porto, proprio in corrispondenza della Skifa El Kaala, l’antica porta nel cuore della cittadina.

Chiediamo dove trovare un ristorante che ci serva il pesce. L’unico aperto è sul lungomare, ed è gestito da una tedesca sulla trentina. Una bimbetta bionda, evidentemente sua figlia, scarabocchia con i pennarelli ad un tavolo.

Mentre attendiamo le triglie che abbiamo ordinato, chiediamo alla donna che venga chiusa la porta d’ingresso al locale, completamente spalancata come d’estate, dato che invece l’aria è umida e fa freddo. Non è possibile : gli avventori potrebbero pensare che è chiuso ! ! !

Cominciamo a capire perché siamo gli unici clienti. Un gruppo di francesi entra, si guarda intorno e se ne va. Più furbi di noi.

 

4 -7 gennaio 2000

Una certa stanchezza, un pizzico di nervosismo aleggia ormai sul nostro piccolo gruppo.

Non possiamo nascondere a noi stessi che siamo già sulla via del ritorno, che il sud è alle nostre spalle: sentiamo che quella voglia di deserto, d’Africa, di avventura non è del tutto soddisfatta.

E’ come uno struggimento, un rimpianto che la gente del nord prova sempre dentro di sè, soprattutto chi, come noi, del Sud africano ha avuto seppur breve esperienza.

Vengono alla mente le parole del poeta mistico Ibn El Gritun  ( XX - XXI sec.) :

 

"Come puoi ritornare all’oscuro dopo aver conosciuto la luce, al frastuono dopo aver conosciuto il silenzio, all’angusto dopo aver conosciuto l’immenso ?".

 

Eppure, altre meraviglie si offrono ai nostri occhi sulla via verso nord : la bianca medina di Mahdia protesa sul mare, la zaouia, la grande moschea di Kairouan, quarta città santa dell’Islam, Nabeul con le sue smaglianti ceramiche, le antiche grotte di arenaria di El Haouaria, Korbous racchiusa nella sua incantevole insenatura, Cartagine, Sidi Bou Said, Tunisi...

Sabato 8 gennaio

La traversata stavolta è veloce e tranquilla: il mare, un olio. A mezzogiorno, illuminata dal sole, all’orizzonte si profila Genova distesa nella sua culla di monti.

Luigi Gritti    ( Partecipante 1a Edizione )

" Voglio esprimere il mio più grande ringraziamento ai signori che sono venuti con me grazie davvero,  vi devo... la partenza e voi lo sapete. Grazie."

                                                 Karl Ziegler 


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