25
dicembre 1999
I
veicoli in attesa d'imbarco sul piazzale del porto di Genova
formano un singolare contrasto con l'atmosfera grigia e piovosa
di questo pomeriggio di Natale di fine millennio.
Fuoristrada,
blindati, mezzi speciali da sopravvivenza dai colori mimetici
o sgargianti, scritte che proclamano a gran voce la voglia d'Africa,
di deserto, di avventura.... Al confronto, i due camper che
compongono la nostra piccola carovana sembrano due bonarie casalinghe
finite per errore in mezzo ad una banda di ultras scatenati.
Anche
noi ci ritroviamo accomunati da un desiderio di avventura, d'Africa,
di deserto, anche se ancora non ci conosciamo bene, i coniugi
Bergozza del Vicentino, Karl Ziegler, il giovane e dinamico
organizzatore, ed io, ma contiamo di viverla con l’aiuto di
mezzi del tutto "normali", come lo sono le nostre
case viaggianti. Abbiamo al seguito anche tre mountain bikes.
La
"Chartage" è una nave nuovissima, veloce e confortevole,
fiore all'occhiello della COTUNAV, la compagnia nazionale tunisina
di navigazione, in grado di compiere la traversata Genova-Tunisi
in circa 20 ore. A bordo, il nostro gruppo di quattro perfeziona
la reciproca conoscenza : I Bergozza, Teresiano e Vicky,
più il loro simpatico cagnolino Nepal, sono viaggiatori e camperisti
entusiasti; Karl, il tou operator, che più volte ha percorso
in lungo e in largo le strade e le piste del Sud tunisino in
moto, mette a disposizione la sua esperienza in prima persona.
Quanto a me, conosco già un po' la Tunisia, anche se il
Sud è per me una novità : amo e apprezzo questo Paese così
ricco di storia, la sua gente cordiale, le sue strutture moderne
ed efficienti che lo collocano tra i più avanzati del Nord Africa.
Come camperista, questa è la mia prima esperienza.
26
dicembre 1999
Arriviamo
a La Goulette (il porto di Tunisi) che è sera -la nave
ha dovuto rallentare a causa del mare agitato che ha imperversato
per tutta la notte precedente. Dopo aver espletato pratiche
doganali ispirate ad una burocrazia che nulla ha da invidiare
alla nostra, sbarchiamo finalmente sul suolo africano.
Non
è il caso di mettersi in viaggio a mezzanotte, così, seguendo
l'esempio degli altri camper, fuoristrada, articolati da deserto,
parcheggiamo in un piazzale appena fuori dal porto per la notte
Per
dormire mi sistemo con sacco a pelo e bagaglio sulla "mansarda"
del camper, lasciando a Karl il divano trasformabile in tavolo.
Non c'è bisogno di sonniferi !.
27
dicembre 1999
Sono
circa le 10,30 di una giornata limpida ma sorprendentemente
fredda quando lasciamo Tunisi per Le Kef, nostra prima meta
verso sud . Abbiamo dovuto necessariamente cambiare i soldi
( un Dinaro viene scambiato per 1600 lire italiane), e questo
ha ritardato la nostra partenza. La strada è bella, poco trafficata :
si snoda tra campi e colline che ricordano il nostro Sud.
Siamo
in pieno Ramadam, mese in cui i Mussulmani praticano il digiuno
durante le ore di luce, e tutte le attività subiscono un rallentamento :
molti esercizi sono chiusi, le vie quasi deserte, salvo poi
rianimarsi dopo il calar del sole.
Lungo
la strada ci fermiamo per visitare, nascoste dietro un'imponente
parete di roccia, le rovine di Dhougga, importante città romana
della provincia d'Africa, come testimoniano i resti degli imponenti
edifici che vi si trovano: il teatro, le terme, le belle strade
tortuose e lastricate che recano traccia, come quelle di Pompei,
dei solchi provocati dal passaggio dei carri.
Un
tramonto interminabile e sontuoso, rosa, oro e porpora, ci accompagna
quasi fino a Le Kef, "la Roccia", cittadina relativamente
grande, con una bella medina (città vecchia) abbarbicata attorno
ad uno sperone roccioso coronato da un forte.
Parcheggiamo
i camper davanti ad una moschea, luogo non proprio idoneo per
la sosta notturna, come si vedrà, ma questa ci appare come una
soluzione accettabile data l'ora, la stanchezza, la mancanza
di voglia di mettersi alla ricerca di un altro sito in una città
sconosciuta.
I
Bergozza si ritirano nella loro "casa"; Karl ed io
ci incamminiamo verso il centro alla ricerca di un piatto di
cous-cous. Soddisfatto il bisogno primario nella prima bettola,
andiamo ad esplorare il sito.
Le
viuzze che salgono verso il forte ci offrono scorci affascinanti.
Improvvisamente, il suono di un liuto e di un flauto ci attirano
a varcare la soglia di un cortile. Il maestro di musica ed i
suoi due allievi non si risentono dell'intrusione: anzi, sorridendo
ci offrono il tè, e il maestro-liutaio ci mostra orgogliosamente
il laboratorio in cui fabbrica artigianalmente i suoi strumenti,
curando di persona ogni dettaglio, dalla curvatura del legno
alla verniciatura, fino all'intaglio dell'arabesco che orna
la bocca del liuto, creando ogni strumento diverso dall'altro,
unico.
Torniamo
al camper dopo aver sfidato e vinto a biliardo alcuni giovani
frequentatori di una sala giochi.
28
dicembre 1999
Sono
circa le 5,30 del mattino quando un altoparlante proclama salmodiando
a gran voce la grandezza di Allah e invita i credenti alla preghiera.
Ecco perché sostare troppo vicini ad una moschea ha i suoi inconvenienti!
In realtà, non passerà giorno in cui non potremo apprezzare
le più svariate modulazioni del canto del muezzin in ogni località
della Tunisia che visiteremo, ma almeno, dopo questa esperienza,
da una certa distanza!
Più
tardi, accompagnamo Vicky e Teresiano nella medina percorrendo
le viuzze che avevamo esplorato la sera precedente. Visitiamo
un edificio d’epoca bizantina trasformato in moschea fino agli
anni '70, oggi museo, e l’imponente fortezza che domina la città
ed la vasta pianura circostante orlata di colline lontane. Nella
fortezza ci viene mostrata la cella, angosciosamente angusta,
in cui Bourguiba trascorse ben 5 anni di prigionia.
Riprendiamo
la strada alle 11,25, percorrendo basse colline tappezzate di
campi nei quali pascolano mandrie e greggi, incontrando rari
villaggi. A Tadjerouine possiamo rifornirci di gasolio e acqua,
poi via fino a Kalaat Kasba, dove lasciamo la strada principale
per visitare il sito archeologico di Haidra, insediamento di
veterani dell’impero romano, con resti di edifici romani e bizantini.
Giungiamo
a Gafsa intorno alle 18,30, proprio quando la città ricomincia
ad animarsi dopo l'austerità e il digiuno delle ore di luce.
I camper trovano comodamente posto in un parcheggio adiacente
al centro di questa gradevole cittadina sulla via del sud. Ci
mescoliamo alla folla del suk, ed io posso soddisfare un desiderio
che mi era rimasto dalla mia precedente visita in Tunisia: quello
di una scodella di "lab-labi", una zuppa di ceci nella
quale viene rotto e mescolato un uovo, salsa harissa (piccante!)
e pezzi di pane raffermo.
29
dicembre 1999
Metlaoui,
a 42 km. da Gafsa. Da qui prendiamo il "Lezard rouge",
il treno costruito nel 1910, formato da sei carrozze sontuosamente
arredate con il quale il bey di Tunisi si recava in villeggiatura.
Oggi, perfettamente restaurato, viene impiegato su questa tratta
ferroviaria, solitamente adibita per il trasporto dei minerali
estratti nella regione, per condurre i turisti ad ammirare le
gole di Seldja, altrimenti inaccessibili.
Partiamo
alle 11, insieme ad un nugolo di turisti, quasi tutti arrivati
con i pullman dagli alberghi di Tozeur. Il treno è strapieno,
ma il panorama che si presenta ai nostri occhi, un canyon di
fantastiche formazioni rocciose color ocra, bruno e rossiccio,
merita appieno la visita e il costo del biglietto, piuttosto
elevato per gli standard tunisini (20 TD). Facciamo la conoscenza
di tre simpatiche ragazze giapponesi che alloggiano a Tozeur,
e alle quali diamo appuntamento per cenare insieme.
Ore
15 circa:Tozeur, finalmente! La perla dello Jerid, l'oasi dei
vasti palmeti che producono i rinomati datteri "deglet
nour", antico crocevia per le carovane sulla via del sud,
oggi meta eminentemente turistica.
Al
camping "Beaux Reves", a un paio di chilometri dal
centro, troviamo posto sotto le palme per i nostri mezzi, con
qualche difficoltà di manovra. Il gestore è simpatico, pronto
allo scherzo, e parla un buon italiano. Del resto ci rendiamo
conto che di italiani ce ne sono moltissimi, sia al camping
che nei vari alberghi della cittadina, e che la gente del luogo
conosce almeno qualche espressione nella nostra lingua, non
sempre le più forbite.
Faccio
l'esperienza dell'"hammam", il bagno turco, in compagnia
di Karl. Mi ripulisco e rilasso nell’aria satura di caldo vapore:
ce n'era bisogno, dopo la polvere e lo strapazzo del viaggio.
A
cena naturalmente, cous-cous con le giapponesi, Akiko 1, Akiko
2 e Michiko, in un ristorantino del centro. Akiko 1, la più
anziana, è un architetto di Tokio. La serata si conclude con
una bevuta nel camper dei Bergozza, scambio di indirizzi e nada
mas.
30
dicembre 1999
Oggi
il cielo è grigio e pesante, minaccia pioggia. Con un camper
solo, percorriamo la strada che si inerpica fino all’oasi montana
di Tamerza. Dai tornanti ammiriamo un panorama mozzafiato sulla
vallata, fino ad oltre il confine con l'Algeria, nonostante
abbia iniziato a piovere e soffi un vento umido e freddo. Un
uomo in turbante ci chiede un passaggio ; poi, arrivati
al villaggio, insiste per invitarci nella sua casa. Veniamo
fatti sedere in una stanza modesta, aperta senza porta su un
cortile. Bambini sorridenti, a turno fanno capolino incuriositi.
La moglie ci prepara il tè su un fornelletto da campo, con un
rituale che prevede l'offerta della bevanda agli ospiti per
tre volte successive.
La
donna ci mostra i suoi lavori di tessitura nella speranza di
un acquisto da parte nostra, e il marito offre a ciascuno di
noi una confezione di datteri da lui raccolti.
Ci
informa di essere proprietario di un piccolo palmeto, sostentamento
per la sua famiglia. Congedandoci, lasciamo qualche dinaro per
i datteri.
Il
pomeriggio piovoso trascorre pigramente, scrivo cartoline, gironzolo
per i negozi di souvenir, m' inoltro nella medina con le sue
case di mattoni color ocra posti a formare caratteristici rilievi
geometrici.
Alla
sera, mentre Karl va ad occuparsi per organizzare la serata
di domani, ultimo dell’anno/secolo/millennio, Teresiano, Vicky
ed io visitiamo il museo Dar Charait, ex palazzo di un bey,
che conserva preziosi e antichi oggetti d’arte, ricostruzioni
di vita e tradizioni tunisine in una splendida cornice. All’uscita,
foto di visitatori illustri : il re di Spagna, Scalfaro,
Claudia Cardinale...
Seguiamo
ancora un percorso che si snoda fra terrazze, giardini e meandri
del palazzo, ispirato alle "Mille e una notte" e ai
suoi racconti più celebri : la caverna con il tesoro dei
Quaranta Ladroni, i viaggi di Sinbad, ecc.
In
cielo, nel frattempo, sono tornate a brillare le stelle.